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| LA
STORIA DI MORETTA |
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L’origine
del primo insediamento umano del nostro paese
appare incerta: mentre i primi documenti scritti
che attestano l’esistenza di Moretta sono
di epoca medievale, le più antiche testimonianze
di presenza umana rinvenute sull’attuale
territorio comunale risalgono all’epoca
romana. Alcuni tombe ritrovate in località
“Prese Basse”, con conservazione di
suppellettili e di tegole servite per la costruzione
delle strutture funerarie, farebbero infatti pensare
ad un insediamento sparso e diffuso sul territorio
oggi ricompreso tra i Comuni di Scarnafigi, Torre
San Giorgio, Cervignasco di Saluzzo e Moretta.
Secondo alcuni studiosi - i quali, tuttavia, basano
le proprie deduzioni su documenti di incerta genuinità
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Moretta sarebbe
stata fondata dai monaci benedettini dell’Abbazia
di Santa Maria di Cavour.
A partire dagli anni Sessanta del Secolo XII,
il territorio morettese entra nell’orbita
di influenza dei Signori di Busca, venendo incluso
nei possedimenti del Marchese Guglielmo.
Quasi contemporaneamente, il Vescovo di Torino
sottopose la prevostura di Moretta, le sue rendite,
diritti e privilegi alla canonica di Lombriasco.
Alla morte di Guglielmo di Busca, i suoi figli
maschi, Manfredo I Lancia e Berengario si divisero
i possedimenti paterni: a quest’ultimo toccarono
i territori del saluzzese, tra i quali Moretta.
Verso la fine del XII secolo i Consignori di Moretta
appartenevano alla famiglia dei Pazella, originaria
di Saluzzo, i quali avevano acquistato il feudo
di Moretta in parte dai Marchesi di Busca, (grazie
ai rapporti tra costoro ed il capostipite della
famiglia, Guglielmo), in parte in virtù
di un’investitura fatta dal Vescovo di Torino
in favore del loro congiunto Anselmo, benefattore
dell’Abbazia di Staffarda. |
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Probabilmente
ai Pazella si deve la costruzione del primo nucleo
dell’imponente castello che ancora oggi
domina l’abitato, sorto a protezione della
colonizzazione del tratto di pianura morettese.
Nello stesso periodo, in prossimità del
fiume Po e del cd. “bosco di Aymondino”,
i monaci dell’Abbazia di Staffarda davano
impulso alla costruzione di una grangia.
Nell’agosto del 1362, il Principe Giacomo
d’Acaia, in cambio di un corrispettivo ammontante
a 21.000 fiorini d’oro, infeudò “il
castello, luogo, giurisdizione, beni e redditi
feudali di Moretta” ad Agassino Solaro,
a suo figlio Giovanni ed ai nipoti Bonifacio e
Stefano, detto il Borgognone.
A partire da quel momento i Solaro, costituenti
un ramo di una delle più potenti casate
dell’astigiano ed a capo del partito guelfo,
(fedele agli Acaia), legarono indissolubimente
le loro sorti con quelle di Moretta. Con tale
mossa gli Acaia intendevano limitare la politica
espansionistica dei Marchesi di Saluzzo nei territori
più vicini al torinese. I nuovi Signori
curarono la riedificazione del castello, ma nel
medesimo periodo crebbe anche l’abitato:
i documenti della fine del secolo XIV registrano
infatti la presenza accanto al “castrum
domini”, di un “burgus”, costituito
da un nucleo di case sorte intorno alla antica
chiesa di Santa Maria del Borgo, e di un “receptus”,
insediamento abitativo fortificato da un muro
e circondato da un fossato, |
che derivava l’acqua da una bealera che
attraversava Moretta ed era accessibile tramite
un ponte levatoio. Questo impulso alla fortificazione
sembra dovuto all’aggravarsi delle scorrerie
verificatesi in quegli anni, tra le quali la più
nefasta fu senz’altro quella compiuta dalle
truppe mercenarie di Facino Cane, che assaltarono
Moretta nel 1369.
Dopo la pace di Cateau-Cambresis, Moretta passò
stabilmente alla Casa Savoia, alla quale i Solaro
furono sempre fedeli, tanto da occupare nel corso
dei secoli, importantissimi incarichi a corte.
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